Abbiamo passato la giornata di ieri sull'isola di Gorée, isolotto nella baia di Dakar famoso per essere stato un punto strategico di smistamento e vendita degli schiavi. La "Casa degli schiavi", memoriale diventato Patrimonio dell'Umanità dell'Unesco, è suggestiva per il suo valore simbolico ed evocativo (nella foto le celle in cui erano tenuti gli schiavi, divisi in bambini, uomini, uomini sotto i 60 chili, donne, giovani vergini, e ricalcitranti), ma di fatto il suo ruolo è stato minimo nella storia della schiavitu', in confronto ad altre zone dell'Africa Occidentale.
E' stata anche la giornata dei "pedinamenti", dei venditori che ti chiedono il tuo nome e due ore dopo, quando ti ritovano, si offendono se non gli compri qualcosa "in segno della nostra amicizia"; o della nostra amica Kumba, l'unica che in fondo si era meritata una visita al suo negozietto, perché era stata la prima ad abbordarci, fin dal traghetto che ci avrebbe portati all'isola (e ci aveva fatto molta tenerezza perchè non trovava marito a casua del suo sedere troppo snello...)
Dopo aver visitato la Casa degli Schiavi, è scoppiato il primo temporale da quando siamo arrivati in Senegal; ci siamo rifugiati in un baretto a sorseggiare Coca Cola, pastis, a scegliere collanine e a sentire i lunghi e forbiti racconti del nostro nuovo amico Ibrahima, goreano colto e ubriaco, che da quel momento in poi non ci ha più mollato e ci ha fatto da guida sull'isola per il resto del pomeriggio.
La partenza dall'isola ha poi coinciso con un meraviglioso tramonto, col quale ci siamo sbizzarrite in scatti su scatti che non finivano più ... è più forte di noi! (per fortuna non sono la sola paparazza del gruppo!)





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